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domenica 15 aprile 2012

Omofobia in Calabria: gay picchiato e poi umiliato in ospedale

Malmenato in strada, dopo essere stato insultato da un gruppo di ragazzi omofobi, nel centro di Reggio Calabria. Poi umiliato al Pronto Soccorso, dove un infermiere gli ha suggerito di "diventare eterosessuale", magari con l'aiuto di una cura ormonale o di uno psicologo. La vittima di questa ennesima violenza omofoba, fisica ma anche verbale, si chiama Claudio T., ha 28 anni, e stanotte, subito dopo essere stato aggredito, si è rivolto alla polizia. La denuncia scatterà d'ufficio, dato che la prognosi per le ferite riportate è di trenta giorni. "Mi trovavo in centro, in via del Torrione, davanti ad un locale, in compagnia dei miei amici. Stavamo chiacchierando, intorno all'una e trenta  -  racconta Claudio  -  A un certo punto sono venuti a provocarci quattro o cinque ragazzi". Giovani, hanno tutti intorno ai 22/27 anni, i modi di fare dei bulletti. Alcuni credono di averli già visti. "Reggio Calabria è piccola, ci conosciamo tutti, e loro sapevano il mio nome", dice Claudio, che non ha mai avuto problemi a dichiarare il proprio orientamento sessuale. A Catania si esibisce in spettacoli come Drag Queen, più che un lavoro il suo è un divertimento. "Ci sfottevano e insultavano, ma inizialmente abbiamo cercato di ignorarli, facendo finta di niente  -  continua  -  Dopo un po', però, mi sono stancato, ho risposto ad uno di loro, chiedendogli cosa volesse. Lui si è risentito, e mi ha detto di piantarla, perché altrimenti sarebbe finita male".
Dopo un breve battibecco, il gruppetto decide di allontanarsi e Claudio, insieme agli amici, li segue con lo sguardo. Da lontano iniziano ad urlare alcuni insulti omofobi. "Noi non ci facciamo intimorire. Ma è allora che questi tornano indietro, verso di noi. Uno di loro si avvicina e mi fa: 'Che ti guardi?". Interviene una persona, cerca di riportare la calma. Ma è troppo tardi. "All'improvviso un ragazzo mi dà un pugno in faccia. Una cosa da vigliacchi, perché ha agito di lato, senza che io lo potessi vedere. Mi ha colpito al naso, facendomi sbattere la testa contro la vetrata del locale". Inizia a sanguinare, lo spavento è grande e mentre corre in bagno a sciacquarsi il viso, gli amici chiamano il 113. Una volante, arrivata sul posto, raccoglie la sua testimonianza. Ma agli Ospedali Riuniti, dove viene successivamente accompagnato da un rappresentante di Arcigay, intorno alle 2.30, arriva la seconda doccia fredda. Una nuova umiliazione.  "Mi trovavo nella stanza, insieme al medico e ad un infermiere. Era vestito con una divisa verde, aveva intorno ai 55 anni, e non ho ben capito perché stesse là a seguire il mio racconto  -  spiega  -  Prima inizia a dirmi che avrei dovuto rispondere con le mani a quei ragazzi e poi arriva a chiedermi se fossi mai stato con una ragazza". Il peggio, però, deve ancora venire. L'infermiere sostiene che se Claudio "fosse stato in compagnia di una bella ragazza, non ci sarebbe stata nessuna aggressione". Non solo. "Mi dice anche che secondo lui l'omosessualità è una questione di ormoni e che mi sarei dovuto rivolgere ad uno psicologo", continua la vittima, che ricorda a quell'uomo ciò che tutti dovrebbero già sapere (soprattutto chi lavora in un ospedale): ovvero che l'omosessualità non è una malattia e che, quindi, non c'è nulla da curare...(CONTINUA)
a cura di marco pasqua (la Repubblica)

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