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giovedì 1 marzo 2012

Cosa sanno di noi i siti che visitiamo? (da Repubblica)

Che cosa sanno di noi i siti che visitiamo ogni giorno? Posizione geografica, indirizzo Ip, account di Facebook, nomi, email : ogni volta che ci colleghiamo a una pagina decine di dati transitano sulla rete e vengono gestiti da diverse piattaforme per gli scopi più vari. Difficile però che un utente comune possa risalire a tutti gli usi fatti dei suoi dati, a meno che non abbia profonde conoscenze tecniche o molto tempo da dedicare alla lettura delle "privacy policy", quei documenti obbligatori per legge, lunghi e noiosi, confinati spesso in link nascosti. Eppure a questa situazione potrebbe presto porre un rimedio una startup tutta italiana, Iubenda, lanciata da poche ore ma assai promettente. L'idea di Iubenda, semplice e al tempo stesso rivoluzionaria, è questa: mostrare in una rapida schermata e con un click tutti gli usi che vengono fatti delle informazioni personali su un sito, senza spulciare documenti o improvvisarsi avvocati. E che la gestione della privacy online sia un argomento delicato lo dimostrano i fatti di cronaca, anche recente: lo stop imposto dall'Unione Europea a Google 2, l'accesso ai numeri della rubrica del social network Path o le periodiche polemiche sulle impostazioni  di Facebook, tanto per fare un esempio. "Lavorando su altri progetti mi scontravo sempre con il problema di creare una policy sulla gestione della privacy ", spiega a Repubblica.it Andrea Giannangelo, fondatore di Iubenda. "Ormai il sistema di Creative Commons (gestione dei diritti d'autore ndr) esiste da anni, ma qualcosa di simile non c'è per la privacy e per chi lavora sul web si tratta di una enorme perdita di tempo". Da una parte ci sono quindi i gestori dei siti che percepiscono come un peso (obbligatorio per legge) il dover spiegare l'uso dei dati sui propri portali, e dall'altra gli utenti che poi quelle spiegazioni neppure le leggono. "Noi offriamo un servizio semplice ed elegante e con pochi click si può generare una policy riferita alla normativa europea, una delle più stringenti  -  continua Giannangelo - mentre un team legale è costantemente all'opera per monitorare eventuali modifiche, in modo che chi gestisce un sito non debba più preoccuparsi di questi aspetti". Nella prova di Repubblica.it, Iubenda si è rivelato semplice da usare per chi vuole generare la sua policy e di facile consultazione per l'utente finale. La creazione del documento passa infatti attraverso un sistema di widget: basta aggiungere i servizi che il proprio sito utilizza, siano essi il pulsante like di Facebook o Google analytics (che prevedono l'uso dell'indirizzo ip e la creazione di un cookie tramite browser) o un altro tra i 27 servizi più usati...(CONTINUA)
di mauro munafò (Repubblica)
FONTE: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/29/news/iubenda_privacy_prova-30698349/

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