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sabato 5 novembre 2011

Conclusa la prima simulazione di andata e ritorno dal pianeta rosso (da Repubblica.it)

Pallidi, stressati, con le occhiaie e meno capelli, ma ancora capaci di sorridere. Ecco come si torna da un viaggio di 520 giorni 1 su Marte. Anche se i sei cosmonauti riapparsi ieri sulla Terra non si sono in realtà mossi dal modulo grande come un autobus in cui sono stati rinchiusi a Mosca, tutto è stato studiato perché la simulazione fosse il più fedele possibile. I tre volontari russi, più un cinese, un francese e l'italo-colombiano Diego Urbina, hanno completato venerdì mattina il progetto Mars500.
Dal 3 giugno 2010 hanno vissuto chiusi in un modulo sigillato e senza finestre, in tutto e per tutto simile a una nave spaziale con rotta su Marte, nel più lungo esperimento di isolamento mai realizzato. "Tutti i membri dell'equipaggio sono in buona salute", ha dichiarato il comandante della missione, il russo Alexei Sitev, mentre una rosa rossa offerta da una hostess faceva risaltare il loro pallore. "Alcuni membri in realtà mostrano segni di stress, espressioni facciali tese, perdita di peso e di capelli", spiega lo psichiatra Angelo Gemignani, che partecipa alla missione in qualità di ricercatore del Cnr, dell'università di Pisa e della Scuola Sant'Anna.
"Sono fiero di aver dimostrato insieme ai miei compagni che una missione su Marte è possibile" sono state le prime parole del francese Romain Charles. In un anno e mezzo è possibile raggiungere il pianeta rosso (il tragitto dura sei mesi), orbitarvi intorno, scendere sul suolo e poi tornare comodamente a casa. "Eccoci di ritorno" è in effetti tutto quel che ha detto il cinese Wang Yu. Anche se a nessuno di loro è mancato il tempo per cesellare le parole con cui celebrare la riapertura dell'oblò, il più emozionato è apparso proprio Urbina, che tremando leggermente e con gli occhi arrossati ha detto: "È meraviglioso rivedervi. Riscalda il cuore". Alla vigilia, l'ingegnere su Twitter, aveva scritto: "Sta per finire la notte più lunga mai vissuta da un uomo".
Il ritorno alla luce naturale, all'aria non filtrata e al rumore sarà sicuramente uno shock. "Ma il fatto che nessuno abbia chiesto di abbandonare il modulo in anticipo è comunque un successo per la nostra missione", ha spiegato uno dei medici dell'équipe, il russo Alexandre Souvorov. "Nonostante le differenze di cultura, i membri dell'equipaggio sono sempre restati in buoni rapporti" ha spiegato a chi si domandava come si possa vivere un anno e mezzo con 5 sconosciuti senza mai litigare. Un esperimento precedente nel 2000 fu interrotto prima dei 420 giorni previsti a causa di una scazzottata fra due membri dell'equipaggio e di un bacio estorto da un terzo all'unica partecipante donna dell'esperimento.
I cosmonauti di Mars500 hanno sofferto piuttosto di disturbi del sonno e di calo dell'appetito. Ma per Souvorov questa non è affatto una cattiva notizia: "Vuol dire che possiamo ridurre la quantità di cibo necessaria per il viaggio". La forza di gravità cui i sei volontari rimasti soggetti è stata forse la più grande differenza rispetto a un vero viaggio per Marte. Per il resto, i pionieri hanno mangiato razioni spaziali, si sono lavati solo raramente, sono rimasti continuamente (a eccezione del bagno) sotto l'occhio delle telecamere di bordo e tutti i giorni sono stati sottoposti a test del sangue e dell'urina. Un ultimo sforzo per il gruppo di volontari sarà la quarantena di 4 giorni in cui subiranno tutti i test medici e psicologici immaginabili. Poi martedì finalmente potranno stringere la mano agli altri umani nel corso di una conferenza stampa all'Istituto per problemi medici e biologici alla periferia di Mosca dove è stato installata la finta nave spaziale.
Durante il viaggio simulato su Marte i sei astronauti hanno suddiviso le loro giornate in turni da 8 ore per "pilotare" la navicella, effettuare esperimenti scientifici, fare sport e dedicarsi agli hobby. Le comunicazioni con i familiari e con i tecnici della missione erano affidate a twitter e alle mail, spedite e ricevute con 40 minuti di ritardo per simulare la distanza fra Terra e Marte. A febbraio tre membri dell'equipaggio si sono separati dagli altri per "scendere" sul suolo del pianeta rosso: una stanza buia piena di sabbia in cui hanno mosso i loro passi con una tuta da 32 chili indosso.
(a cura di Elena Dusi di 'Repubblica')
FONTE: http://www.repubblica.it/scienze/2011/11/04/news/ritorno_da_marte-24439556/?rss

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