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giovedì 24 novembre 2011

L'Euro quasi al capolinea della sua breve vita?

Inizialmente fu la fredda Islanda a crollare, trascinata in una scellerata speculazione che mostrò tutti i danni quando esplose la crisi dei mutui sub-prime degli USA. L'Islanda non aveva e non ha l'euro e non fa nemmeno parte dell'Unione Europea. Ma perché i danni raggiungessero la moneta unica era solo questione di tempo. Infatti poi è toccato alla calda Grecia chiedere aiuto, a dimostrazione che speculazione e crisi non conoscono differenze di clima. Un enorme debito pubblico provocato anche da una classe politica corrotta, ha costretto la Grecia a dover accettare un aiuto da 110 milioni. Il principale creditore della Grecia sono le banche tedesche, Deutsche bank in prima fila, e in second'ordine quelle francesi, le quali avevano spolpato la preda quando era più succulenta. Pertanto il salvataggio greco ha reso di fatto un popolo schiavo delle banche tedesche per almeno un decennio.
La prossima vittima potrebbe essere il Portogallo, ma esso è un paese piccolo come Grecia e Islanda. Il rischio più grande viene adesso dalla Spagna, un paese di quaranta milioni di abitanti che ha vissuto anni di crescita fittizia, a ruota di una bolla immobiliare artificiosa. La speranza è che essa eviti il rischio fallimento, perché l'intervento europeo sarebbe stavolta molto più massiccio. Secondo alcuni un simile esborso tirerebbe nel vortice anche l'Italia, la quale non ha ad oggi una situazione particolarmente complessa: ha un alto debito pubblico ma non ha attraversato bolle finanziarie. L'Italia vive una situazione migliore di quella spagnola, all'estero fanno i complimenti a Tremonti per i conti. Eppure il nostro paese paga il declino dell'ultimo ventennio che ci ha portati ad essere uno dei paesi europei con salari più bassi.
Il Financial Times fa presente che l'Italia deve pregare che non avvenga il crack spagnolo, sennò salvare gli iberici costerebbe al Bel Paese più di quanto si possa permettere. La povertà non è qualcosa di dato, non è il cadere da un giorno all'altro nell'impossibilità di fare tre pasti al giorno, è una erosione incalzante delle certezze precedentemente costruite, della possibilità di fare piccole cose, è semplicemente quotidianità.
FONTE: http://mediavertigo.over-blog.it/article-l-euro-gia-giunto-capolinea-della-breve-vita-85824199.html

mercoledì 9 novembre 2011

Il maledetto Spread...questo sconosciuto (da IlSapereCondiviso.it)


DEFINIZIONE DI SPREAD:
Lo Spread è un indicatore economico che definisce la differenza tra i titoli di rendimento di uno stato e quelli di un altro paese. Nell’attuale, lo Spread è adoperato per calcolare in punti base la differenza tra i BTP italiani e i Bund tedeschi.

DEFINIZIONE DI BTP E BUND:
I BTP sono Buoni del Tesoro Poliennali emessi dallo Stato Italiano per ottenere liquidità dai mercati finanziari al fine di finanziare il debito pubblico della Nazione . I titoli obbligazionari italiani promettono agli acquirenti di ricevere a scadenza i soldi investiti più ‘cedole’ di rendimento periodiche. I BUND sono i titoli di stato Tedeschi.

CONSEGUENZE DELL’AUMENTO DELLO SPREAD:
Se il rendimento del Btp aumenta, vuol dire che il mercato percepisce il nostro titolo di stato come meno sicuro rispetto al Bund tedesco perché l’aumento per il mercato finanziario indica un aumento del rischio di fallimento dello Stato italiano. La conseguenza dell’aumento dello Spread in punti base è l’aumento dei rendimenti dei titoli di stato italiani e quindi il governo nazionale per far sì che gli acquirenti acquistino BTP deve offrire ‘cedole’ maggiori e questo non fa altro che far aumentare ancor di più il deficit di Stato.

FONTE: http://www.ilsaperecondiviso.it/article-spread-definizione-e-conseguenze-del-suo-aumento-86828379.html